Il nuovo vassallaggio culturale.

La globalizzazione e la diffusione della lingua inglese causano una perdita di valori culturali italiani di alto pregio.

Sappiamo che la nostra Italia non brilla per orgoglio nazionale, la nostra influenza sugli stranieri non è al livello delle altre potenze europee e non sempre siamo rinomati per aspetti positivi.

Noi italiani siamo spesso addirittura degli autodenigratori, ammiriamo gli altri e critichiamo il nostro paese, riteniamo che il nuovo sia sempre meglio del vecchio e prendiamo per buono tutto ciò che viene da fuori senza porci tante domande .

E’ ciò che accade per la lingua che parliamo.

La nostra lingua è meno attrattiva (attraente), giornali e televisione ne danno evidenza esaustiva (prova esauriente) ma nessuno realizza (constata) che il disordine è severo (la malattia è grave).

Ecco un piccolo esempio di come il bell’italiano può essere inquinato da parole il cui significato viene stravolto da usanze inglesi.

Nello stesso modo un suggerimento diventa una suggestione, un invalido oggi si chiama disabile o più drammaticamente handicappato, mentre una indossatrice si trasforma in modella,  in un teorema non si fanno più ipotesi ma assunzioni, e così via di seguito…

Potrebbe sembrare normale che la diffusione dell’inglese porti a modificare il nostro linguaggio, potrebbe essere un passo verso il progresso se la lingua inglese fosse uno strumento ultraperfezionato. La realtà è ben lungi e noi non ci rendiamo conto che così facendo distruggiamo parte della nostra cultura e civilizzazione?  E accettiamo così facilmente di imbarbarirci? Si, proprio una parola grossa ma mi sembra più che giustificata e vediamo perché:

L’italiano è la lingua che più ha conservato le regole del latino il quale a sua volta ha preso la sua struttura dal greco antico.

Al tempo dell’antica Grecia le menti più eccelse di allora si preoccuparono di gettare le basi dell’umana conoscenza applicando tutta la loro intelligenza alla creazione della lingua come mezzo di comunicazione chiaro ed inequivocabile adatto a costruire ragionamenti anche molto complessi di tipo scientifico e filosofico.

La lingua parlata non era adeguata allo scopo, nacquero così  l’alfabeto, le regole della grammatica, la sintassi, su su fino alle regole della logica.

Al pari della matematica che consiste in una somma di regole astratte indispensabili a rappresentare la realtà scientifica,  così i grandi filosofi greci poterono sviluppare le loro idee grazie ad una lingua appositamente purificata, studiata, razionalizzata e poi diffusa nelle scuole.

Il latino sfruttò molto della razionalità del greco e andò avanti sulla strada del progresso ad esempio con gli studi nel campo del diritto.

La lingua come strumento evoluto di comunicazione fu diffusa dai romani in quasi tutta Europa, Gran Bretagna compresa. I paesi neolatini ne trassero grandi benefici, e perfino i Germani apprezzarono la logica intrinseca del latino.

I Britanni invece presero l’alfabeto latino e sembra quasi che non abbiano capito come usarne le lettere. Non c’è una vocale che abbia conservato in inglese il suono originario.

La loro lingua rudimentale fatta di monosillabi fu arricchita dai vocaboli articolati dei romani, ma non esisteva una cultura capace di assimilare la logica latina.

Per arrivare all’inglese moderno bisogna risalire al 1525 quando un oscuro monaco a nome William Tyndale tradusse la bibbia dal latino in un inglese che egli cercò di ricavare scegliendo termini e modi di dire fra gli svariati dialetti in uso. La diffusione di quella traduzione costituì la base unificante della moderna lingua inglese, che andò a sostituire il latino parlato dai sacerdoti e il francese usato nelle corti reali.

Quindi l’inglese moderno non fu mai soggetto a quel processo sofisticato di purificazione e razionalizzazione che ritroviamo oggi nelle grammatiche dell’italiano, del francese o dello spagnolo, ma rimase a livello di dialetto incolto.

Oggi accade che parole prese da noi vengano usate a sproposito e ci vengano poi ripresentate ed offerte con un significato distorto (vedi il caso dell’aggettivo grave che in inglese non esiste: viene sostituito da severo). Noi adottiamo la novità credendo di essere aggiornati, perdiamo ricchezza della nostra lingua utilizzando severo per dire anche grave e non ci rendiamo conto di svilire gli insegnamenti che ci sono stati tramandati dai grandi del passato.

Un altro esempio di incongruenza degli incolti maestri viene dall’uso del punto e della virgola.

Gli anglosassoni hanno capito la funzione della virgola che separa entità simili e del punto che termina una frase per iniziarne un’altra.   In aritmetica, invece, un numero che prosegue con decimali viene da loro scritto senza alcuna logica con il punto al posto della virgola… ma già, che ne sanno loro di numeri decimali?

E così dobbiamo ascoltare i nostri giornalisti dirci del terremoto sette punto quattro  o che la Ferrari ha girato in uno punto 25, dimenticando quanto dovrebbero aver imparato fin dalle elementari, diffondendo l’imbarbarimento della nostra lingua e dando credito a chi neppure sa cosa sia il sistema decimale .

L’italiano avrebbe con vantaggio potuto trasformarsi in ESPERANTO, la lingua universale studiata da esperti come continuazione e modernizzazione delle lingue più evolute.

Purtroppo ogni tentativo di diffusione si è infranto contro l’imperialismo tecnico-scientifico-economico anglosassone e a noi non rimane che tentare di proteggere nel nostro piccolo la nostra lingua che forse diventerà come un monumento inanimato da ammirare in un museo.